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Archive for novembre 2013


Calcio che passione: moltissime delle bambine e delle ragazze accolte nella Casa N.P.H. Nicaragua giocano spesso e dal 2004 è stata organizzata una vera e propria squadra, che ha ottenuto tanti successi.

Nel 2005 e nel 2006 ha giocato nella Prima Divisione: Due ragazze sono state selezionate dalla Commissione Nazionale di Calcio Nicaragua per giocare nella squadra del Nicaragua. Un’altra ragazza gioca per UNAM Managua sempre nella Prima Divisione. Al momento la Squadra sta giocando nella Lega di San Marcos, dove ogni sabato deve sfidarsi per vincere il primo posto.

Nel 2007 le ragazze della Casa hanno rappresentato il Nicaragua in occasione del campionato internazionale N.P.H., e hanno conquistato il primo posto in tre eventi, arrivando invece  seconde altre due volte.

Quest’anno, la squadra è composta da quattordici ragazze. Si trovano da lunedì al venerdì per allenarsi. “L’allenamento è intenso, ma noi cerchiamo di impegnarci al massimo” ha raccontato una delle ragazze “E’ importante dare sempre il meglio ,sia quando siamo in campo, sia quando ci confrontiamo con i nostri avversari: non devono poter approfittare della nostra debolezza. Siamo noi che, invece, scopriamo come giocare con la loro stanchezza e impariamo a usare la nostra forza per distinguerci dalle altre squadre”.

Lo sport ha un ruolo molto importante per i bambini delle Case NPH, non solo per mantenersi in salute, ma anche perché superare insieme piccole sfide crea spirito di squadra e unione, oltre a rafforzare la fiducia in sé stessi. Siamo felici che le nostre ragazze possano vivere questi momenti di gioia e condivisione; grazie di cuore a tutti le madrine e i padrini per il loro costante sostegno ai bambini e ragazzi accolti nella Casa N.P.H. Nicaragua!
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Ci sono tanti bambini nella Casa N.P.H. Nicaragua che sono in attesa di un padrino o di una madrina! Aiutaci e passaparola!  
Per informazioni sull’adozione a distanza:
Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus
Telefono: 02/54122917 – email: padrini@nph-italia.org

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Cari Padrini e Madrine, Cari Amici dei bambini NPH,

siamo felici di invitarvi alla celebrazione dei 60 anni di NPH  che si terrà  a Cuernavaca in Messico  dal 14 al 16 febbraio 2014.

Dovete sapere che proprio in Messico nel 1954 Padre William Wasson ha accolto i primi bambini e da li è iniziata questa opera straordinaria che da sessanta anni salva bambini orfani e abbandonati in 9 paesi dell’ America Centrale.

Sarà dunque un ritorno alle origini della nostra storia NPH , teniamo moltissimo alla vostra affettuosa presenza! Sarà un emozionante momento d’incontro con i bambini nella casa NPH del Messico, dove vivono con i loro fratelli e tios e tias (assistenti) e una straordinaria occasione per conoscere i meravigliosi progetti che, grazie al vostro generoso sostegno, abbiamo potuto realizzare in questi anni in Messico.

Il programma prevede un pomeriggio di riflessione con Padre Rick Frechette, guida spirituale dell’organizzazione, che verrà per l’occasione da Haiti, una giornata alla Casa San Salvador di Miacatlàn, la prima casa fondata da Padre Wasson che accoglie 500 bambini, una visita alla Casa Buen Señor di Cuernavaca che accoglie 150 giovani e una cena di gala in compagnia dei pequeños e tanti padrini e donatori provenienti da tutto il mondo per questo importante anniversario. Festeggeremo tutti insieme con musica mariachi!

Per facilitarvi nell’organizzazione del viaggio ed avervi numerosi con noi, abbiamo chiesto ad  Alpitour, operatore turistico che da anni ci sostiene,  di  quotarci due alternative di viaggio di gruppo con volo e soggiorno: la  prima prevede 2 giorni di visita a Città del Messico e poi il  soggiorno di 3 giorni a Cuernavaca per  l’incontro NPH ; la seconda prevede 3 giorni a Cuernavaca per l’incontro NPH e 3 giorni interi al mare nella Riviera Maya.

Nel caso siate interessati, per poter bloccare i posti e prenotare con tariffe di gruppo, vi chiediamo di segnalarci il vostro interesse di massima scrivendo a elena.zancan@nph-italia.org entro il 30 novembre. Vi manderemo le due proposte di viaggio, l’operativo voli, gli hotel previsti e le quote di partecipazione.

Cliccate qui per maggiori dettagli sulla Casa NPH del Messico che andremo a visitare.

Cogliete questa straordinaria occasione, scriveteci, partecipate con le vostre famiglie e amici! Siamo a vostra disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento.

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13 novembre

Pranzo al Comedor Infatil

Pranzo al Comedor Infantil


Oggi sono stato con Ross a vedere le altre strutture NPH in Honduras.  Sono le dieci e ci muoviamo in macchina verso Talanga, andiamo a visitare il “Comedor infantil”, una struttura esterna che NPH supporta e che fornisce accoglie i figli delle famiglie più povere. I bambini accolti sono circa trenta e qui studiano, giocano e, soprattutto, mangiano. Ci sorridono quando vedono il marchio NPH, prendono il cibo dal pickup e lo portano dentro, ringraziano educati. Nelle baracche di mattoni e lamiera ci sono bambini e adulti, soprattutto donne. Tutti rispondono ai saluti, alcuni accennano un sorriso spento. Torniamo al Comedor. Mangiamo con i bimbi che parlano, chiedono, sono allegri, spero che non si spengano e che riescano ad avere una vita migliore dei loro genitori. Il pasto è ricco, piatto unico con riso, fagioli, spaghetti, uovo e formaggio. Io riesco a mangiare metà porzione, i bimbi variano da un minimo di due ad alcuni che arrivano a quattro piatti. Molti di loro stanno facendo l’unico pasto della giornata, mi spiegano. Per il pranzo ci raggiungono una decina di ragazzini più grandi, fratelli e sorelle dei bambini accolti che probabilmente a casa non hanno da mangiare.
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Nel pomeriggio proseguiamo per la “Casa de los angeles” a Tegucicalpa. Ross mi spiega che la struttura è stata costruita per i bambini “speciàl”, che non possono stare al rancho perché hanno bisogno di cure mediche più specifiche, che in città sono più facilmente accessibili. Entriamo nel centro. La dottoressa, i volontari e gli infermieri ci accolgono con la consueta cordialità. Mi sento subito male, realizzo subito che qui ci sono tutti casi disperati, incapacità totale, fisica e/o mentale. E’ uno spettacolo sconvolgente, ma le persone che lavorano lì mi sorprendono per la leggerezza e l’amore che ci mettono.

Un bambino della Casa de Los Angeles

Un bambino della Casa de Los Angeles

Solo un paio dei pazienti interagiscono, uno si chiama Fabrizio come me. Non cammina, si muove male, praticamente non parla, ma mi sorride. Ammiro la forza di chi sta lì e combatte per dare loro anche un minimo sollievo. Un bimbo che sembra stare bene, è li perché deve fare la dialisi due volte al giorno, mi fa da cicerone. Finisco il giro. Andiamo via. Sono distrutto. Alle 6 voglio andare dai piccolini, oggi ho proprio bisogno di un po’ di gioia. Anahi mi chiama papà, almeno capisco così. Oggi faccio fatica, ma resisto.  La piccola Helena entra nella camerata e mi salta in braccio. La adoro, non penso più a nulla. Sono felice con lei in braccio. Tia Iris mi ha detto che è una bimba un po’ difficile, che ha quattro anni, ma si comporta come una di due, ma il suo sorriso mi ha conquistato. Dopo 3 minuti vede Stephan, il direttore, e mi molla come uno straccio vecchio. Tia Iris che è stremata perché passeggia con in braccio Cinthia da un po’ la passa a Stephan e subito Helena sale in braccio a Iris. Non sono neppure seconda scelta, ma d’altronde lei è tia Iris. Mi torna l’ottimismo.  Non possiamo cambiare il mondo da soli, ma se ognuno fa una piccola cosa e siamo in tanti possiamo fare una grande differenza.

14 Novembre

Tutti alle cascate!

Tutti alle cascate!

Passeggiatina? Certo che mi unisco, grazie tia. Si decide di andare alle cascate nel Rancho I bimbi sono entusiasti ma trovare la strada è un’impresa.  Ci sono davvero le cascate, l’acqua non è limpida ma il posto è veramente bello e suggestivo, natura allo stato brado. I bambini urlano di gioia e si buttano quasi tutti in acqua ridendo e scherzando rumorosamente. Merenda con cetriolo, condito con sale e chili. E’ buono da paura. Spunta l’arcobaleno. I bimbi urlano felici, tia Carmen mi dice, bene perché quando c’è l’arcobaleno non piove mai. Infatti passano dieci minuti e scoppia il diluvio universale. Tutti di corsa nella giungla per guadagnare un riparo. Arriviamo zuppi sotto una tettoia ma si ride, chissenefrega della pioggia. Ci siamo divertiti. Dopo la cena Genesis mi chiede di leggerle la lettera della sua madrina italiana, è carina, le racconta dei figli, le ha mandato dei semi di girasole da piantare. Mi dice che è contenta quando le scrive. Ci tiene alla sua lettera, mi tanta tenerezza. Mi conferma che il ruolo di padrino è molto sentito al rancho.

Fabrizio con due bambinid della Casa N.P.H.

Fabrizio con due bambinid della Casa N.P.H.

Si mettono a letto, passo a dare la buonanotte, mi tengono venti minuti, vieni qui, vieni qui, fabrissio … Canta una canzone! Mi dicono balla fabrissio, improvviso un paio di passi ma la tia mi sorride facendomi capire senza dire nulla che devono dormire. Faccio altri due minuti il clown e poi scappo muy rapido.

16 novembre

L'esposizione realizzata dai ragazzi della Casa N.P.H.

L’esposizione realizzata dai ragazzi della Casa N.P.H.

Oggi faccio un giro al primo evento “mondano” di questa due giorni di celebrazioni. L’esposizione dei lavori fatti nell’anno scolastico dai ragazzi dei talleres,  i corsi professionali. I ragazzi sono stati bravi, c’è di tutto, da tavoli, armadi, letti, bigiotteria, tovaglie, cuscini, abbigliamento e altre cose tutte fatte e decorate finemente.

Il pomeriggio c’è la festa della “graduation”‘ per coloro che finiscono la scuola dell’obbligo. E’ una cerimonia bella ma interminabile, i ragazzi sono agghindati con tunica nera e tocco. Si consegnano i diplomi, si consegnano i premi ai più meritevoli, foto, strette di mano, abbracci e discorsi Si va a cena, ma io scappo dai miei piccoli tesori. Stasera vedono un cartone, sono assorti, è il loro turno per il televisore che gira per le casette. Sei di loro, tra cui Helena, devono andare a dormire subito; sono in punizione perché non hanno voluto fare i lavoretti in casa. Helena mi guarda e sorride. Ho deciso, voglio diventare il suo padrino, le voglio bene, è una bimba difficile ma la adoro.

17 novembre

Due ragazze della Casa N.P.H.

Due ragazze della Casa N.P.H.

Il pomeriggio è dedicato alla festa delle “quinceaneras” (almeno credo si scriva così).  E’una festa molto importante, che equivale a quella dei diciotto anni altrove. Si parte dalla messa, le ragazze sono vestite in abito lungo arancione e scarpe aperte argentate, i ragazzi pantalone, scarpe e cravatta nera su camicia arancione. Dopo la messa la cena ( che io salto per tornante dai miei piccolini). E dopo la grande festa. Entrata trionfale, foto sotto un arco su un palco decorato molto bene. Le coppie prendono posto sulla pista e si lanciano in un vorticoso quanto approssimativo valzer. Qualche ballo tra loro, preparato credo a lungo e poi musica per tutti fino a mezzanotte.

18 novembre

Ieri è stata una giornata emotivamente molto intensa. La mattina, come tutte le domeniche, i bambini e i ragazzi del Rancho si incontrano e la direzione ha organizzato una cosa divertente. Oggi ci sono tantissimi animatori mascherati e truccati che organizzano giochi di gruppo. Dividono i ragazzi per età e si da il via al carosello di gruppetti che si dedicano alle cose più disparate. Dopo un po’, con il permesso della tia, Helena si siede vicino a me. Vuole rivedere il video che le ho mostrato il giorno prima in cui la mia famiglia la saluta. Lo vede, lo mostra agli altri ne è molto fiera. La tia Iris mi racconta la storia famigliare della bimba, mi colpisce, è forte, molto forte, come tante altre che conoscete senz’altro molto meglio di me. La madre vive in una situazione di estremo degrado ed è dipendente da alcol e droghe; Helena e i suoi fratelli e sorelle hanno tutti padri diversi, di cui non si hanno notizie. Ogni tre mesi la madre viene presso la Casa N.P.H. per incontrare Helena e gli altri figli, gli vuole comunque bene. Helena è piena di amore e cerca disperatamente obiettivi verso cui indirizzarlo. All’ora di pranzo si avvicina con una Barbie vecchia e sporca. “Esto es un regalo para Carolina” Mi dice il mio tesoro piccolissimo con un cuore grandissimo. Carolina è mia figlia. Le rispondo grazie Grazie, tienila tu, me la dai dopo. Spero si dimentichi perché credo sia una delle pochissime bambole che ha.

Vado a Talanga per comprare un regalino a Helena. Sceglie la Tia Iris che conosce i gusti dei suoi 60 “figli” come una vera mamma. Pantaloni elasticizzati a fiori multicolore su sfondo bianco, canottierina celeste che riprende il colore dei pantaloni e scarpe in tinta. Voglio comprare altre cose, no mi dice, va bene così, sennò è troppo e non le fa bene. Ha ragione lei, come sempre, io vorrei comprarle tutto il negozio ma sarebbe totalmente sbagliato. Mi offro di comprare una cosa per tutti. Lei è contenta perché non mi sono dimenticato degli altri bambini.

18 novembre
Solo nella stanza rifletto sul mio percorso di queste settimane. Forse ero partito per trovare risposte, per fare un viaggio alla ricerca di me stesso, dei miei sogni e dei miei obiettivi. Ritorno invece con tante domande, sulla giustizia, sulla vita, sulla religione, sull’educazione. Io che mi sono sempre considerato l’uomo delle risposte, quello che sa sempre cosa fare, la roccia su cui appoggiarsi quando si ha bisogno, mi sento finalmente un po’ più insicuro, apprezzo il grigio che ho scoperto esistere tra il bianco e il nero. Non so se sono cambiato, sicuramente non ho mai riflettuto con me stesso e su me stesso come in queste serate senza compagnia e senza televisione Il Rancho ed il sorriso dei suoi bambini resteranno sempre nel mio cuore. Ero venuto in Honduras per dare, ma ho ricevuto. Da tutti, bambini, volontari, assistenti e struttura direttiva. Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato.

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Molto tristemente, e in modo simile a quanto accaduto in Messico qualche settimana fa, la scorsa notte dei ladri si sono introdotti a Kay Christine, la Casa facente parte dell’orfanotrofio Sant’Helene che ospita 40 bambini e ragazzi disabili, hanno cominciato a picchiare Gena (la volontaria che da 20 anni è responsabile del programma “Special needs children”) e a legarla, intimandole di consegnare loro dei soldi.

Major, che da 25 anni lavorava con NPH, ha cercato di aiutarla ed è stato ucciso a colpi di martello.

Major è morto difendendo la vita di un’altra persona. Merita il più alto riconoscimento umano e spirituale, merita  il nostro più grande rispetto e gratitudine. Major ci mancherà, è stato per 25 anni un meraviglioso aiuto, come impiegato e amico. Daremo ogni sostegno che ci è possibile alla sua famiglia, avvieremo un’indagine con la polizia. Dovremo anche trovare un modo per rendere più sicuro un posto ampio come l”Orfanotrofio Saint Helene.

Gena sta bene fisicamente ma è sotto shock, tutti noi siamo sconvolti.

Grazie se vorrete pregare per noi.

Padre Rick Frechette
Direttore NPH Haiti
8 novembre 2013

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Oggi, 8 novembre, c’è stato un tentativo di furto all’Orfanotrofio Kay Saint Hélène a Kenscoff. Purtroppo Major, la guardia che da 25 anni lavorava al servizio di NPH  e che ha difeso l’accesso alla Casa, è morta a seguito delle ferite riportate dalla colluttazione con i ladri, che sono scappati senza poter accedere al complesso.

Tutti i 600 bambini che vivono nella Casa stanno bene. Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava, in Haiti in questi giorni, e Padre Rick Frechette, direttore NPH Haiti si sono immediatamente recati a Kenscoff per tranquillizzare  bambini e assistenti. Kay Saint Helene è in lutto, nei prossimi giorni sarà celebrato il funerale della guardia che ha pagato con la vita per proteggere i bambini.

Questo grave episodio, dal tragico epilogo, è purtroppo la realtà di Haiti, un Paese in cui si lotta ogni giorno contro la fame e la sete e dove la disperazione genera violenza.

Mariavittoria è in Haiti con un gruppo di italiani, che stanno tutti bene, per l’inaugurazione a Cité Soleil di 22 nuove case realizzate dal team di ragazzi di Padre Rick, in collaborazione con la comunità, per dare una casa dignitosa alle famiglie delle baraccopoli, unità realizzate grazie al sostegno della Minustah (UN), in memoria di Cilla funzionaria delle Nazioni Unite scomparsa nel terremoto del 2010.

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Fabrizio, il nostro volontario appena giunto in Honduras, ci ha mandato le sue prime testimonianze dalla Casa N.P.H. Rancho Santa Fé:

Giovedì, 7  novembre

Sono arrivato ieri nella Casa NPH Honduras e va tutto benissimo. Il ranch è molto bello e i bambini sono meravigliosi.

Sono fiero di essere qui e di poter dare una mano. I bambini sono molto allegri e affettuosi, i piccolini si avvicinano per essere presi in braccio e i più grandi sono curiosi e fanno un sacco di domande.

Ieri sera ho cenato con le bambine da 8 a 12 anni e mi hanno chiesto migliaia di parole in italiano, io avevo i miei problemi a capire lo spagnolo ma ce la siamo cavata. Mi hanno fatto scrivere le parole, mi hanno fatto cantare, mi hanno fatto leggere le parole scritte da loro in spagnolo e la mia pronuncia le faceva morire dal ridere. E’ un’esperienza stupenda.

Oggi ho lavorato nella farm, ho aiutato un ragazzo honduregno a pulire gli escrementi delle vacche con pala e carriola e mi sono sentito vivo (anche se con la schiena a pezzi visto le mie condizioni fisiche approssimative).

Credo che questo soggiorno mi arricchirà molto e mi aiuterà a capire meglio cosa è veramente importante.

Grazie per avermi permesso di essere qui.

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Lunedì, 11 novembre

Sono al mio sesto giorno e sono sempre più convinto di esser stato fortunato a entrare in contatto con voi.

Oggi voglio parlare del sorriso. Il sorriso di questi bambini e ragazzi ti contagia, è un sorriso pieno, totale. Qui i ragazzi sono davvero felici.
Tutti mi parlano dell’atmosfera speciale che si vive in NPH ed io, nonostante la parziale superficialità della mia osservazione del rancho, la percepisco distintamente nell’aria.

Oggi ho parlato con due ragazzi di circa 25 anni, tutti e due sono cresciuti al rancho fin da piccolissimi e tutti e due non riescono a staccarsi definitivamente. Il rancho ed NPH sono la loro famiglia, sono entrambi laureati, parlano un buon inglese (sicuramente meglio del mio) e lavorano; uno lavora in città ma il weekend viene a stare con i ragazzini, l’altro insegnava all’università, ha una sorella, cresciuta con lui nel ranch, avvocato e una fidanzata medico, ma Stephan gli ha proposto di lavorare qui e ha mollato senza pensarci la docenza.
Ma soprattutto mi hanno detto entrambi, a distanza di due ore, la stessa cosa: “io non mi sono mai sentito un orfano, io ho 500 fratelli e sorelle e tanti genitori, io sono fortunato“.
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La identicità della frase mi ha colpito molto e, pure se sembra uno spot, i due ragazzi sono autentici, e lo so solo perché quello che mi hanno detto lo
vedo ogni giorno con i miei occhi, e pur se perfetta per un copione strappalacrime, la frase corrisponde a quello che succede.
Qui i ragazzi sono davvero una grande famiglia, i più grandi supportano i piccoli, li prendono in braccio, li abbracciano, i maschietti litigano con le femminucce, ma mai con astio, in realtà non ho mai visto una vera lite ma solo scaramucce giocose.
E sempre con questo grande sorriso honduregno stampato nei volti, un sorriso che porterò con me per sempre.
Sono davvero 500 fratelli che bisticciano ma che si vogliono bene. Sono ragazzi a posto, sono educati, ti salutano guardandoti negli occhi, anche i
quindicenni sono cordiali e sorridenti, mentre da noi vivono, per la maggior parte, con il grugno stampato sul viso e l’iphone in mano e se ti salutano
non alzano gli occhi dal cellulare.

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Mi piacciono tanto questi ragazzi, vogliono tutti vedere le foto del mio Ipad ma se dici no, non insistono e ti sorridono lo stesso. Rispettano gli
adulti e tutti i loro responsabili, tii e volontari. Si offrono di portarmi lo zaino, mi offrono il posto più comodo, mi abbracciano con tenerezza senza
mai essere eccessivi o invadenti, mi offrono il cibo prima di mangiare loro stessi. Sono uno spettacolo meraviglioso.image_2

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Spero di riuscire a portarmi dietro almeno un pezzetto del sorriso dei ragazzi del rancho e di trasmetterlo a tutti i musoni infelici (poi di cosa non si capisce) che conosco, e di cui faccio naturalmente parte integrante.
Stasera vado a cullare i piccolini, non vedo l’ora, ho una tonnellata di caramelle (spero che le tie non mi picchino se ai bimbi viene il mal di pancia), mi aspetto tanti abbracci …

Fabrizio

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Nota importante: per i bambini di cui pubblichiamo la foto sono stati utilizzati nomi fittizi, per proteggere la loro privacy.

Quest’anno, in occasione delle celebrazioni in memoria di Padre Wasson, fondatore di N.P.H., gli insegnanti hanno organizzato un concorso di scrittura creativa per tutti i bambini, con il tema “Cosa rappresenta per me N.P.H.”: i risultati sono stati entusiasmanti e commoventi.
Estefano
 “Come la rosa più bella,  come il profumo più dolce che la vita regala, N.P.H. dà vita come una madre premurosa. Una Mamma che accoglie ogni bimbo con tanta cura e amore, che non segue il sentiero sbagliato, ma cammina insieme al Signore. Anche se non sono nato qui, è questa la mia casa, perché sono cresciuto qui, per tutto questo tempo” Con questa poesia Estefano, 10 anni, ha vinto il concorso.
Marleny
Marleny, 11 anni, è arrivata seconda, con il brano “N.P.H., la mia casa”, di cui pubblichiamo una parte “Nuestros Pequenos Hermanos è la mia famiglia e il mio rifugio. N.P.H. per me è un’opportunità. Voglio ringraziare i miei insegnanti e coloro che si prendono cura di me perché rendono la mia vita speciale. Grazie a loro mi trovo in questo luogo bellissimo. Grazie a Padre Wasson, N.P.H. è una famiglia di tanti bambini dove trovare felicità. Io sono cresciuta in questa calorosa famiglia”.
Viviana
Bellissime anche le parole di Viviana, 9 anni, che si è classificata al terzo posto con “La mia ispirazione, la mia Casa, N.P.H.”.
“Di tutto quello che il  Ranch mi ha dato ,di cosa sono più grata? Io sono riconoscente per una scuola ospitale e accogliente e una casa dove vivere. A scuola imparo a scrivere, a leggere, e a  far di conto. Ma sono grata anche per la casa che mi è stata donata da N.P.H. Sono grata perché mi dà da mangiare e mi da la forza per vivere serena”.
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E’ stata inoltre organizzata una piccola mostra all’interno della Casa con i testi realizzati dai bambini. Questa iniziativa è stata una bella occasione per rafforzare l’autostima e sviluppare la creatività dei bambini e dei ragazzi della Casa, coinvolgendoli ancora di più in questo progetto.
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Ci sono tanti bambini nella Casa N.P.H. Honduras che sono in attesa di un padrino o di una madrina! Aiutaci e passaparola!
Per informazioni sull’adozione a distanza chiama la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus allo 02/54122917 o scrivi a padrini@nph-italia.org

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