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Archive for febbraio 2012

Lontano dalle belle spiagge per cui è nota, in Repubblica Dominicana ci sono realta poverissime come quelle dei bateyes, villaggi all’interno delle piantagioni di canna da zucchero, dove vivono i lavoratori e le loro famiglie, molti, clandestini giunti dalla vicina Haiti che vivono in condizioni di semi schiavitù.
La maggior parte dei bateyes non hanno acqua corrente né elettricità; le precarie condizioni sanitarie e la grande povertà colpiscono in particolare i più piccoli. N.P.H. con il programma di outreach fornisce assistenza sanitaria, offre supporto nutrizionale alla comunità e accoglie giornalmente circa 50 bambini del Batey Nuevo nella scuola primaria di casa Sant’Ana.

Una giornata dell’incontro Internazionale N.P.H. in Repubblica Dominicana è stata dedicata alla visita al Batey di Escarduna; i partecipanti hanno conosciuto le famiglie che vivono nella comunità e partecipato alla distribuzione degli aiuti alimentari.

“Quando per la prima volta entri in un Batey e incontri la povertà estrema, la fame, l’azzeramento delle opportunità, ti prende qualcosa in gola. Ci sono cose che ti lasciano senza fiato e di cui è difficile scrivere.
I Bateyes sono piccoli agglomerati nella regione de La Romana abitati dai lavoratori di canna da zucchero arrivati li molti anni fa da Haiti. Lavorando senza permesso di soggiorno questi operai sono costretti ad accettare le più misere condizioni economiche, che li escludono di fatto dalla vita economica e sociale del paese.

Per arrivarci in bus attraversiamo i campi di canna da zucchero e percorriamo strade sterrate e polverose. Strade che sembrano non essere mai state percorse da nessuno.
Arriviamo con Marijo, responsabile del programma out-reach in Repubblica Dominicana, che ben conosce queste realtà, dalle quali molti dei pequeños ospiti alla Casa arrivano. Ci accolgono i bambini della scuola locale, ci aspettano con canti e sorrisi e ci accompagnano poi alle loro abitazioni.

Ne prendo alcuni in braccio, mentre altri ci chiedono di essere fotografati. E con una piccolina dal viso dolcissimo mi avvio a piedi alle abitazioni, mentre un’anziana mi racconta della fame che ha patito nel corso della sua vita, “tiengo mucha hambre, hambre, hambre…” Queste parole echeggiano all’ingresso del Batey; entrare li, è come entrare in un altro mondo, fatto di sofferenze, stenti, fame, oblio.

Alcune di queste foto colgono quello che forse le parole non riescono a descrivere.
E’ una giornata molto carica di emozioni diverse, ma riparto serena pensando ai bambini venuti da qui e che oggi sono al sicuro nella casa di N.P.H. Il nodo in gola però mi rimane, alcuni di loro forse da qui non partiranno mai”.

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Manuela Maccia, volontaria della Fondazione, ha partecipato all’Incontro Internazionale degli amici dei bambini N.P.H. in Repubblica Dominicana, dal 12 al 19 febbraio. Il 14 e 15 febbraio insieme ad altri volontari, donatori e padrini, si è recata ad Haiti, per visitare i progetti e conoscere Darnoucheca, la bimba da lei adottata a distanza che frequenta una delle Scuole di Strada N.P.H.  Di seguito trovate la testimonianza della seconda giornata passata a Port Au Prince, iniziata con i funerali che Padre Rick celebra nella Cappella dell’Ospedale Saint Damien per bambini e adulti che ogni giorno perdono la vita a causa della difficilissima situazione del Paese.

La voce angelica di Ester, che ha cantato in Duomo con Andrea Bocelli, accompagna nel loro ultimo viaggio questi bimbi di Haiti con il cui requiem eterno apriamo la giornata. Padre Rick ci invita ad inginocchiarci per un momento di preghiera e raccoglimento con le famiglie dei bambini, tre dei quali sono avvolti, assieme, in un lenzuolo cosi piccolo che non possono che essere dei bebé. Siamo nella Cappella dell’Ospedale Saint  Damien, la luce forte già al mattino presto illumina l’affresco che ricorda il terremoto.


Inizia, subito dopo, la nostra visita ai vari programmi attorno all’Ospedale. Le scuole di Angels of Light  sono in casette bianche da cui filtra una luce così potente che,  entrando in una di esse, vediamo solo tanti occhi profondi che ci guardano, e sorrisi che illuminano la stanza. Sono gli allievi della prima elementare che indossano le loro divise blu con le ali degli angeli sulla schiena, chini sui quaderni pieni di parole francesi da imparare. In tutto, fra bambini accolti nei Foyer  e piccoli della comunità limitrofa sono in ottocento a frequentare questa scuola. Visitiamo anche i container, arrivati per il terremoto e trasformati in camerette di questo Foyer, una Casa temporanea in attesa di quella definitiva. Grazie a un progetto realizzato nel corso dell’estate, i containers sono stati decorati con murales allegri come questi bambini e il loro paese, nonostante tutto. Anche se lo spazio è limitato ogni container contiene almeno dieci lettini in due file, tutti perfettamente ordinati. In un lettino noto uno specchio ed una bambolina, esposti come in una vetrina da museo, gli effetti più preziosi di una bimba il cui mondo è tutto racchiuso in quel lettino, in quel container.

Accanto, una fila vociante di bimbi con t-shirt rosa ci viene incontro. Sono i piccoli delle materne che ci accolgono con canti allegri e vivaci nelle loro classi, anch’esse in container decorati con ritagli di carta. Entro in quella più grande dove quasi 100 magliette rosa e testoline piene di codini e occhi vispi intonano un benvenuto a noi padrini e madrine italiani. Ognuno di noi ha già in braccio o aggrappato alle gambe uno di questi “Angels of Light”. Ci aspettavano già ieri sera, ma la strada per scendere da Kenscoff è lunga e tortuosa e il traffico ci ha impedito di arrivare. Grande è stata la delusione dei nostri piccoli angeli. Ci scusiamo con il direttore della scuola per il disguido e, dalla sua risposta, capisco come possano questi bimbi, alcuni dei quali non hanno più i genitori, essere cosi sereni e sorridenti.

“In una grande famiglia come la nostra” ci dice il Direttore “non si deve restare legati alle cose del passato. Ora voi siete qui e questo è il presente e il futuro, che sono ciò che conta. In una grande famiglia, quella di ognuno di noi, assieme ai nostri piccoli angeli di Haiti”

Manuela Maccia, volontaria

Sono ancora tanti i bambini, soprattutto quelli che frequentano le Scuole di Strada N.P.H., che aspettano un Padrino! Adotta anche tu un bambino delle Scuole di Strada: potrai così garantirgli istruzione, divise pulite,  pasti caldi e cure mediche, nonché la possibilità di crescere in un ambiente sicuro e protetto con la consapevolezza che qualcuno, anche da lontano, desidera per lui un futuro migliore.

Per informazioni
Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus
tel: 02/54.12.29.17 e-mail: padrini@nph-italia.org

oppure clicca qui

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Dall’12 al 19 febbraio presso la Casa N.P.H. in Repubblica Dominicana (Santa Ana) si tiene l’incontro Internazionale N.P.H. che, secondo la tradizione, ogni anno raduna Padre Rick, lo staff di N.P.H. International e padrini da tutto il mondo, in un paese tra quelli in cui N.P.H. è presente.
Maria Chiara Roti, volontaria e vicepresidente della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus si trova ora a Casa Santa Ana e ci racconta il bellissimo incontro tra i padrini e le madrine italiani con i loro bambini adottati a distanza.

“Sono in viaggio con circa sessanta padrini e madrine che hanno scelto di arrivare fino alla Repubblica Dominicana per conoscere i loro bambini accolti nella casa N.P.H. di San Pedro de Macoris.
Arriviamo sabato sera dopo un lunghissimo volo, il grande giorno della nostra festa è lunedì.
La sera prima ci ritroviamo per conoscerci, scambiarci informazioni e confidarci le nostre attese. Molti padrini sono emozionati, turbati. C’è chi non vede l’ora di riabbracciare il proprio bambino, c’è chi si chiede cosa penserà al distacco alla sera, chi si interroga sul futuro. Noi raccontiamo di N.P.H., condividiamo belle storie di vita, rassicuriamo i padrini e ci diamo appuntamento l’indomani.

Sotto una pioggia tropicale, arriviamo alla Casa Santa Ana di San Pedro. Il Direttore Kieran ci accoglie con il suo sorriso gentile e fermo. I bambini ci attendono, ognuno di loro porta un cartello con il nome del padrino o della madrina.
Rosa, che attendeva con emozione di incontrare il suo figlioccio Oscar non trattiene le lacrime. Lei con i suoi due bambini Rita e Gabriel e abbracciata al suo Oscar sono una immagine forte e potentissima di amore.
La giornata si svolge tra i canti e balli preparati dalla scuola dei bambini, la messa celebrata dal Nunzio e il pranzo nelle casette. Ogni famiglia accompagnata diligentemente dal proprio bambino ha pranzato in una casetta diversa. E’ stato un momento bello e semplice, vivere nel quotidiano la vita dei bambini, ci siamo seduti alla stessa tavola, abbiamo pregato insieme e condiviso una buonissima pizza preparata da Mario, il panettiere italiano che presta servizio alla casa.
Finito il pranzo ci ritroviamo tutti al grande centro al coperto e iniziano i giochi e balli liberi. I nostri figli, circa venti bambini, si fondono in allegria con i bambini N.P.H.

Sento Leonardo che dice alla sua mamma Manuela, “Alex può diventare il mio fratello maggiore?” e il mio piccolo Giovanni chiedere al nostro Jaime quando sarebbe venuto a trovarlo a Milano. Ballano tutti insieme al ritmo di Shakira e giocano con i cerchi dell’Hula Hoop.

Alle quattro viene servito un delizioso gelato preparato con la macchina professionale portata presso la Casa e messa in funzione dal nostro padrino Enrico (nell’articolo precedente alla testimonianza troverete il video dedicato all’iniziativa).
Jaime rinuncia al suo gelato per offrirlo a Giovanni.

Al rientro in bus siamo travolti dalle emozioni: Guendalina , madrina di Crismery, confida che è stato uno dei giorni più belli della sua vita. Mi dice che è stata un’emozione immensa scoprire che le sue lettere, le foto dei figli inviate, i disegni non erano caduti nel vuoto , ma erano diventati il piccolo tesoro della sua bambina, che glieli aveva mostrati come il bene più prezioso, custoditi in una scatola di legno sotto il suo lettino.
Oscar, il bambino di Rosa, sfoggia fiero la maglietta della Fiorentina di cui il marito Paolo è tifoso sfegatato. I bambini sono bambini in tutto il mondo , i padrini e le madrine ora comprendono meglio la nostra passione il nostro incalzare con le richieste di aiuto, quando diciamo ” se fosse tuo figlio non faresti l’impossibile per lui?” oggi questi bambini sono diventati i nostri figli, tutte le nostre madrine diventano una volta ancora madri”.

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Grazie all’iniziativa di un padrino e volontario italiano, Enrico, l’azienda Valmar ha donato una macchina per il gelato professionale alla Casa N.P.H. Santa Ana. E’ nata così la “gelateria di Sandra”, dal nome della bambina che Enrico ha adottato a distanza e che da anni segue con affetto. Il padrino si è recato in Repubblica Dominicana con altri due volontari, Franco e Mario, per portare la macchina, metterla in funzione e organizzare un laboratorio affinché i ragazzi più grandi imparassero ad utilizzarla.

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