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Archive for Mag 2013

Cecilia, nostra volontaria in Honduras, ci racconta la sua bellissima esperienza presso la Casa N.P.H. Rancho Santa Fé. Cecilia è amica della famiglia Corneo che con il progetto in memoria della figlia Cilla, Cilla per Haiti, ha portato aiuto a tantissimi bambini haitiani colpiti dal terremoto; il ponte di amore di Cilla si è quindi già esteso anche nelle altre Case N.P.H. grazie alla decisione di Cecilia di dedicare un anno ai bambini NPH.

La mia avventura come volontaria per NPH è incominciata il 1 luglio 2012; sono più di nove mesi che vivo al Rancho Santa Fé e già mi chiedo come farò a lasciarlo fra soli tre mesi. Da tempo desideravo dedicare alcuni mesi della mia vita ad aiutare comunità meno fortunate nel mondo e quando ho avuto l’opportunità di poter trascorrere un anno nella Casa Orfanotrofio in Honduras, sono partita piena di entusiasmo e di emozione.??????????L’Honduras è un paese poverissimo, pur in una natura splendida e rigogliosa, una miseria di cui è vittima la maggior parte della popolazione ha creato i presupposti di violenze e criminalità varie, compreso il traffico della droga. Tegucigalpa, la capitale, è una città pericolosissima dove le case sono protette dal filo spinato, dove davanti ad una semplice gelateria ci sono due guardie armate di fucile, dove è sconsigliabile portare addosso qualsiasi oggetto che possa attirare attenzione.

In questo contesto il Rancho Santa Fè, Casa NPH dove lavoro come volontaria, a poco più di un’ora dalla capitale, è un vera oasi di pace, di serenità, di sicurezza. E’ una grande tenuta verde con distese di alberi, prati e campi, con una fattoria piena di animali e con tante case (hogar) che ospitano tutte le attività del centro NPH.

Io mi occupo principalmente dell’ufficio Padrini e quindi sono in grado di sentire, attraverso le numerosissime lettere, il flusso di amore che dal mondo arriva in Honduras e che da questo paese si distribuisce, forse moltiplicato, in tutti gli altri paesi dove vivono i Padrini dei nostri “Pequenos”.

IMG_1781Ed è proprio questo Amore il protagonista del mio vivere qui ora. L’amore che con immensa gioia trasmetto ogni giorno a questi bambini attraverso i miei gesti, le mie attenzioni per loro e la mia presenza costante. Li aiuto con i loro compiti e le interrogazioni del giorno dopo, lavo i piatti con loro, quasi tutte le sere gli leggo alcune favole, a volte gli racconto dei miei viaggi in giro per il mondo. Spesso mi chiedono della vita dall’altra parte dell’Oceano ed io con un sorriso comincio a raccontare contornata da grande curiosità e tanti occhi spalancati che mi guardano. Percepisco chiaramente il dramma più grande di questi bambini:prima di essere accolta in NPH sono stati maltrattati ed abbandonati proprio dalle persone che avrebbero dovuto prendersi cura di loro e dargli amore. Possono sentire l’affetto che ho per loro e lo ricambiano, ciascuno a suo modo, chi é più affabile e chi mi si avvicina quando meno me l’aspetto per abbracciarmi.

L’Amore che tutti questi piccoli figli di drammi e tragedie sanno darmi ogni giorno con i loro sorrisi, i loro abbracci caldi e sinceri, le loro voci festose e felici è immenso. Nella Casa NPH in Honduras i bambini  hanno trovato pace, sicurezza, un pasto dignitoso, una casa, il rispetto, un’educazione scolastica e tanto affetto.

E’ incredibile quanto io abbia imparato da loro, dalla loro giovane, dolorosa ma anche solare saggezza. Ero venuta qui, forse, per me, per capire, ora sono qui per loro. Uno dei valori che questo Centro ha saputo trasmettere a questi bambini è il senso della condivisione, per cui tutti aiutano tutti, i più grandi si improvvisano papà dei più piccoli e non è raro vedere alcuni che danno una parte del loro cibo ai più affamati e tutto con il sorriso sulle labbra. Che differenza dalla nostra Italia, mi vengono in mente i bambini che al supermercato fanno il diavolo a quattro per il pacchetto di caramelle in più. Qui ti sono grati solo per un semplice sorriso e magari una carezza. Quante cose mi hanno insegnato!

Loro sono puliti e ordinati e tengono in ordine orgogliosamente le loro poche cose. Le bimbe si pettinano ogni giorno, con l’aiuto delle educatrici, con ciuffetti e nastrini in maniera simpaticamente vezzosa. Perché questa è un’altra cosa che hanno imparato: prima di tutto avere rispetto della propria persona, anche fisica.IMG_2482

???????????????????????????????Tra le tante cose meravigliose di questo posto, apprezzo l`opportunità che questo luogo ti dà di apprendere cose nuove; i tempi sono molto più lenti e c’è molto più tempo da dedicare ai rapporti umani. E’ sicuramente necessaria una certa apertura mentale per poter capire ed apprezzare alcune sfumature della vita qui in Honduras, ma è davvero incredibile la quantità di cose che puoi imparare da questi bambini e dal loro modo di vedere “il mondo”.

Il mio lavoro qui non si limita però a quello svolto nell’ufficio padrini, siamo un ventina di volontari che vengono da tutte le parti del mondo : Stati Uniti, Spagna, Germania, Austria, persino dalla Nuova Zelanda e un’italiana….io. Il lavoro è tanto, i bambini sono circa 500 e le educatrici honduregne hanno bisogno di aiuto ogni giorno: avvenimenti vari, cerimonie, compleanni e tanti altre attività per rendere speciale la vita di tutti i giorni al Rancho di questi bimbi. A volte li accompagniamo con i pullman di NPH in qualche parco divertimenti, altre, con mille precauzioni, anche in città per una pizza o un dolce come in ogni famiglia.

Alla mattina, quando i bambini sono a scuola, il Rancho sprofonda in un silenzio irreale, si sente solo il cinguettio degli uccelli e a volte il vento tra gli alberi, poi di colpo, finite le lezioni, si sentono le voci festose dei bimbi e il loro correre. Quando sento quelle voci vicino al mio ufficio, corro fuori per abbracciarli e chiacchierare un po´ con loro. Quelle voci, quei volti rimarranno nel mio cuore per il resto della mia vita e il mio amore li seguirà sempre.

Una delle ragioni per cui ho deciso di intraprendere questa avventura era perché sentivo che volevo recuperare il senso delle cose. Gioire per quello che ho perché troppo spesso ci dimentichiamo delle mille benedizioni che abbiamo nella nostra vita; siamo solo intenti a criticare e a pretendere di più.

Nella nostra realtà siamo troppo presi da mille cose per soffermarci sulle cose veramente importanti che abbiamo come la fortuna di avere come una famiglia che ci ama, tanti amici e persone care. Venendo qui ho capito tante cose e mi sono resa conto dell’enorme ricchezza umana che tutti noi abbiamo nelle nostre vite. Non dimentichiamocela mai e impariamo a sorridere di più.

Cecilia

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“Nuestros Pequeños Hermanos in Guatemala ospita circa 350 giovani: il più piccolo ha un anno e mezzo, il più grande frequenta l’università. Questi “bambini” hanno tutti in comune qualcosa, un passato difficile segnato da un’estrema povertà nei migliori dei casi. Ma anche storie di violenze e abusi, da cui sono riusciti a scappare solo grazie all’intervento di un tribunale.

Io sono partita a dicembre del 2011 senza sapere bene cosa aspettarmi e sono arrivata in questo posto incredibile, in mezzo ai vulcani, pieno di ragazzini di tutte le età che correvano da tutte le parti. Catapultata in un micro-mondo formato da una ventina di persone di età diverse, culture diverse, mondi diversi… tutti volontari con in comune la “scelta” di essere lì e lo sguardo che scruta le persone con le quale sai già che condividerai tutto, per un intero anno.

E in un mese, forse meno, mi sono scoperta a far parte di questa “famiglia” che è N.P.H.

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In Guatemala i volontari sono professionisti e la mia vita quotidiana era dettata dal mio lavoro come responsabile dei gruppi che arrivavano per conoscere N.P.H. e i nostri giovani. Mi occupavo di organizzare tutti i dettagli del loro viaggio, della loro permanenza e delle loro attività con i bambini. Un lavoro d’ufficio che mi ha permesso di conoscere un sacco di gente, da tutto il mondo.

Non ero lì semplicemente a giocare, come tanti si immaginano il volontariato. Ero parte di questa “macchina”; uno dei tanti ingranaggi formati da volontari e persone locali, che facendo il loro lavoro e tanti sacrifici, lavorano insieme per dare un futuro ai nostri ragazzi.

Ovviamente la vita lì, incrociata con la vita quotidiana dei bambini, era costellata di tutte quelle piccole cose che motivano a fare parte di quel sistema: dall’uscire di casa e incontrare le ragazzine che mi dicono buongiorno e mi prendono in giro per come sono pettinata; all’andare all’asilo Montessori e inseguire un bambino di quattro anni che corre facendo foto con la mia macchina; al passare di fronte ai laboratori e farmi regalare un panino appena sfornato dagli adolescenti dei laboratori, per poi doverlo dividere con altri mille bambini nei successivi 30 metri…

Tutti in quella casa sono motivati dal sorriso di quei ragazzi.

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IMG_2361Bambini che arrivano piangendo, disperati e inconsolabili che non sapremo mai cos’hanno vissuto veramente… e che dopo qualche tempo riescono a trovare una ragione per sorridere ancora. Che sia il non aver più fame e freddo, che sia l’aver trovato amici che possono capire… o che sia merito di un abbraccio.

E per tutti c’è questa unica meta da seguire.

I ragazzi più grandi, delle superiori o gli universitari, che vivono in altre sedi più vicino alle scuole, quando possono ritornano alla Casa per passare del tempo con i loro “fratelli” più piccoli, per farli giocare o per fargli ramanzine, per occuparsi di loro e per aiutare la Casa come possono insomma.

E anche i lavoratori locali spesso e volentieri passano i weekend lavorando per organizzare delle attività speciali, così come i volontari.

Per esempio durante la Quinceñera (festa dei 15 anni che per le ragazze ha lo stesso significato di un debutto in società) e per la festa dell’anniversario della fondazione, settimane prima volontari, impiegati, infermiere, maestri, ecc… si dividono compiti e preparativi, da portare a termine di sera o nei fine settimana, per rendere il più divertente e indimenticabili queste feste.

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Lavoriamo tutti insieme per rendere migliore la vita di questi bambini e per regalargli qualche bel ricordo in un’infanzia piena di cose da dimenticare.

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Per questo diciamo tutti che è una grande famiglia: solo in una famiglia persone tanto diverse riescono a lavorare insieme facendo tanti sacrifici senza il fine di un guadagno, ma con l’unico scopo di far stare bene qualcuno.

Io più degli altri, per via del mio lavoro, mi sono resa conto di quanto i padrini stessi siano un ingranaggio importante di questa famiglia. Senza parlare dell’aiuto economico che sostiene l’organizzazione, perchè sarebbe banale, mi riferisco a tutte le volte che un bambino è venuto a cercarmi per chiedere “ma quando arriva il prossimo gruppo? Ma viene anche il mio padrino con il gruppo?”. Oppure quando per una settimana intera incroci la stessa ragazzina con in mano la stessa foto tutta stropicciata che ti dice “guarda! Questo è il mio padrino e questo è suo figlio e questa è sua figlia e questo è il suo cane…”.

I padrini che vengono a conoscere i bambini, o che instaurano un rapporto speciale per cui i bambini si sentono parte di qualcosa… che non è un’altra famiglia, ma semplicemente un’amicizia in cui il padrino dà abbastanza importanza al bambino da renderlo partecipe della loro vita… béh, sono fondamentali per far sentire meno soli i nostri ragazzi. E anche per dargli quella attenzione individuale di cui hanno bisogno e che non possono ricevere vivendo con altri 300 tra fratelli e sorelle!

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IMG_0645Nel periodo natalizio la maggior parte dei ragazzi, quelli che hanno ancora qualcuno, passano un periodo a casa con la loro famiglia. Quindi i pochi che rimangono nella Casa, se durante l’anno hanno molte distrazioni, in questo periodo sono molto più vulnerabili perchè si rendono pienamente conto di non aver nessuno.

Io ero lì a Natale, con tutti gli altri volontari e, al contrario di quello che si può immaginare, nessuno di noi si è sentito particolarmente malinconico o nostalgico, perchè sapevamo tutti di avere, a casa nostra, qualcuno che pensava a noi e a cui mancavamo.

Ecco, per i ragazzi che a Natale rimangono in N.P.H. non è così. Loro sanno di non avere a casa qualcuno che pensa a loro.

Ed è questa consapevolezza che spinge gli impiegati a passare molto tempo libero con loro e addirittura alcuni a passare la notte di Natale in N.P.H.

Che poi è la stessa consapevolezza che spinge i volontari a stare lontano dalla propria famiglia.

La mia esperienza è stata per ovvie ragioni incredibile. E molto molto intesa. Sia dal punto di vista umano ed emotivo che culturale.

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Comprendo che è un esperienza che non tutti possono permettersi di fare… ma se posso azzardarmi a dire un paio di cose fuori dai denti:

– se siete padrini e ne avete le possibilità, cercate di andare a visitare la casa in cui vive il bambino che aiutate. Potrete iniziare a comprendere una realtà completamente diversa da quella in cui viviamo, probabilmente avrete anche l’occasione di vedere un pezzettino di mondo in più, ma sicuramente vi avvicinerete a questo bambino, iniziando a conoscerlo veramente e dimostrandogli che è davvero nei pensieri di qualcuno… e anche se quel qualcuno è dall’altra parte del mondo, lui se lo ricorderà.

– se siete padrini è non potete sostenere un viaggio di questo tipo, cercate di instaurare un rapporto… raccontategli della vostra vita, fatelo sentire partecipe e questo bambino si sentirà super orgoglioso di avere proprio voi come padrini!

– se invece avreste la possibilità di partire come volontari e siete bloccati dalle paure… beh, allora o trovate il coraggio di buttarvi e basta, oppure passate pure il resto della vita pensando a quello che non avete mai fatto, pur avendone avuta l’opportunità.”

Elena

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Sono appena tornata da una breve ma intensa missione presso la Casa NPH in Honduras.

Obiettivo della missione: avviare un programma di nutrizione per i 15 bambini disabili assistiti presso la Casa de los Angeles, struttura distaccata ma sempre facente parte della grande famiglia NPH, a Tegucigalpa.

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Emanuela insieme ai bambini della Casa NPH Honduras

Come in tutte le case NPH i bambini di Casa Los Angeles sono ben curati e assistiti. La casa è bella, ordinata e i bambini, nonostante le disabilità davvero gravi sono sereni. Ogni giorno la Dott.ssa Norma Alberto li visita e li assiste con amore. Ancora una volta vivere l’esperienza delle case NPH mi stupisce e mi riempie di gioia per la dedizione e l’eccellenza delle cure. Casa Los Angeles è un posto speciale dove sono ricoverati proprio i più bisognosi. Bambini che ti stringono il cuore. Sono quasi tutti bambini con grossi danni cerebrali che le famiglie abbandonano perchè non sono in grado di assiterli come spesso, purtroppo, accade in Honduras e in altri paesi in cui NPH è presente. Molti di loro non camminano e vengono trasportati amorevolmente dalle tias in braccio da un posto all’altro.

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Con me c’era il Prof. Arrigo Barabino, primario del reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia pediatrica, presso l’Ospedale Gaslini di Genova. In prima giornata il Prof. Barabino ha visitato i 15 bambini disabili per valutare il loro stato nutrizionale. Alla luce della prima visita ha fatto dei piccoli interventi per migliorare la loro possibilità di alimentazione e di crescita. Alcuni di loro fanno molto fatica ad alimentarsi per bocca rischiando ogni volta che il cibo vada nelle vie respiratorie soffocandoli. Ad alcuni bambini, quindi, sono stati somministrati dei sondini naso gastrici che permettono loro di nutrirsi dal naso evitando rischi di polmoniti e soffocamento.  Tra loro c’è Berta, una bellissima bambina di 11 anni, paraplegica dalla nascita. Vederla nutrirsi senza più soffrire, senza più piangere fa comprendere l’importanza dell’eccellenza di certe cure che a volte, con piccoli interventi possono davvero fare davvero la differenza nella vita di questi bambini già messi a dura prova. Con Berta alla Casa  c’è anche suo fratello Gonzalo, di qualche anno più grande di lei,  anche lui paraplegico dalla nascita. Gonzalo capisce tutto ma non può parlare. Si fa capire con lo sguardo e, incredibilmente, riesce a comunciare tutto. Poi c’è un altro piccolo angelo che si chiama Priscila. Lei, già da tempo si nutre per via naso gatrica. Il prof. Barabino le ha però sostituito il sondino con uno più sottile, più moderno che le permettera di ridurre il fastidio.

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Il Prof. Arrigo Barabino ha somministrato dei sondini nasogastrici ai piccoli ospiti.

Per permettere ai bambini di crescere meglio e di venire nutriti nel migliore dei modi a breve la dott.ssa Norma e Kenya, coordinatrice di Casa Los Angeles, verranno in Italia, per essere formate da un team di medici e infermieri presso l’Ospedale Gaslini e l’azienda Nutricia, partner del progetto. Verrà insegnata loro la logopedia della nutrizione ossia quali postura far assumere per evitare complicanze, quali sondini utilizzare, quali sono gli alimenti che devono assumere per poter crescere in maniera costante e quali aggiungere alla loro alimentazione se necessario.

Oltre al tempo trascorso a Casa Los Angeles ho avuto il privilegio di conoscere la Casa NPH, Rancho Santa Fè, a 40 Km da Tegucigalpa, dove vengono ospitati 470 bambini in mezzo alla natura e , circondati dall’affetto dei due giovani direttori, Stefan e Ross, e di tantissimi tii e tias che dalla mattina al tramonto si dedicano a loro con amore e dedizione. E’ un’enorme fattoria con mucche, polli, conigli,. All’interno del rancho i bambini vanno a scuola, frequentano laboratori per imparare mestieri che permetteranno loro di trovare lavoro una volta diventati adulti. Al rancho si impara a confezionare vestiti e scarpe, a produrre formaggio, a costruire mobili di legno, a coltivare la terra e a produrre il pane con la panetteria mobile donata dalla Fondazione Francesca Rava. Della Gande Famiglia NPH Honduras fanno parte altri 150 ragazzi che frequentano l’Università e che vivono in strutture distaccate dal Rancho Santa Fé.

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Il Rancho cerca infatti di autosostenersi producendo parte di quello di cui ha bisogno, anche i bambini disabili contribuiscono, confezionano sacchettini di spezie che vengono poi venduti sul mercato locale. Ma le necessità sono tante. Ci sono tetti da riparare, personale da assumere per la scuola, una nuova casa da costruire per tanti bambini disabili in attesa.

P1000101Mostrandoci i progetti della casa Stefan, il direttore della Casa NPH Honduras, un giorno ci ha detto “Alla sera, nel silenzio del Rancho, quando tutti i bambini dormono, penso alla fatica che facciamo ogni giorno noi qua e voi nei vostri uffici per permettere  a questi bambini di crescere con serenità. Penso al fatto che loro non lo sanno e ciò mi rende immensamente orgoglioso di questa nostra missione“.

Per questo motivo la Fondazione Francesca Rava si è impegnata a sostenere Stefan e Ross, vicedirettore della Casa, nella formazione del personale della casa Los Angeles in Italia e in loco.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far diventare questo piccolo sogno una realtà! Se vuoi sostenerci e fare la tua donazione visita il sito www.nph-italia.org

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